Maurice lgbtq


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Lia Viola, Al di là del genere. Modellare i corpi nel Sud Africa urbano.

giovedì 20 giugno 2013
ore 20.30
Maurice glbtq
Via Stampatori, 10
Torino

presentazione del testo di Lia Viola
Al di là del genere. Modellare i corpi nel Sud Africa urbano
intervene l’autrice, modera Cristian Lo Iacono

lavoro vincitore del premio studi Maurice 2011

www.mauriceglbt.org/drupal/node/1347

Si tratta di un percorso di ricerca e di approfondimento tra gli esclusi del sistema dicotomico di genere. Transessuali ed intersessuati pongono in crisi la dicotomia in modi opposti e, per certi versi, complementari. In entrambi c’è la centralità del corpo, ma esso è rifiutato e desideroso di modifiche nel caso dei transessuali, e amato e bisognoso di protezione per gli intersessuati.

Il panorama che fa da sfondo a questo lavoro è quello del Sud Africa urbano, delle sue metropoli cosmopolite, del suo passato complesso e della sua voglia di riscatto. A meno di vent’anni dalla fine del governo apartheid il Sud Africa è uno dei pochissimi paesi del mondo che nella propria costituzione tuteli esplicitamente la popolazione LGBTI. Eppure la realtà sociale è molto complessa e l’omofobia è a livelli altissimi. Le donne lesbiche sono spesso vittime del così detto “stupro correttivo”, una pratica diffusa per cui un uomo eterosessuale si arroga il diritto di stuprare una donna così da insegnarle qual è la sua “vera” sessualità, il suo ruolo sociale. La violenza fisica e psicologica verso transessuali ed omosessuali è a livelli assolutamente drammatici e il complesso sistema legislativo di protezione dei diritti umani non riesce a divenire realtà sociale. In questo complesso contesto fatto sia di violenza a cielo aperto che di lotta per i diritti LGBTI, le vite dei transessuali e degli intersessuali divengono strumento di analisi della società, delle categorie di genere e del sistema bio-medico che patologizza la diversità perpetuando il sistema etero-normativo.

Il libro si alimenta delle prospettive teoriche e metodologiche proprie dell’antropologia culturale e dei gender studies e si propone di affrontare il viaggio intellettuale che, partendo dal Sud Africa, sappia tornare in Occidente a mettere in discussione le nostre certezze.

In equilibrio su un filo sottile i corpi ibridi sudafricani divengono specchio per osservare noi stessi.

Lia Viola è nata a Palermo nel 1985. Ha studiato antropologia culturale ed etnologia a Torino dove attualmente svolge un dottorato di ricerca con un progetto di tesi sull’omofobia in Kenya.


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LA POLEMICA FANTASMA di Repubblica sul Family Pride

Apprendiamo oggi da Repubblica che il “movimento gay” torinese sarebbe diviso sul Pride….

Innanzitutto il “mondo gay torinese” è un po’ più complesso: è composto sì da gay, ma anche da lesbiche, bisessuali, transessuali e transgender. E forse proprio da questa complessità nasce il bisogno di guardare la realtà da differenti prospettive, senza che queste debbano entrare in contrasto.
Se avessimo aperto una rivista di fantascienza forse questa affermazione di Repubblica sarebbe stata giustificata, ma qui parliamo di cronaca, dell’esigenza di leggere fatti che rispecchino la realtà…e invece le notizie vengono manipolate al punto che associazioni, che durante l’anno lavorano fianco a fianco per la creazione del Pride, vengono messe in contrapposizione su questioni come il diritto al matrimonio o a costruire una famiglia.
A che scopo creare questo tipo di polemiche?
Infine dobbiamo smentire l’articolo anche sul posizionamento dei carri: lo spezzone Famolo Pride sarà in apertura subito dopo il carro del Coordinamento Torino Pride e il trenino delle famiglie, perché non si tratta di “contestatori” come scritto, ma di un arricchimento per la manifestazione, un punto di vista diverso e non alternativo. Succede anche questo all’interno del Pride, che idee diverse possano coesistere e portare a risultati eccellenti come sarà quello di sabato. Se la sinistra italiana avesse un millesimo di questo spirito forse non saremmo in questa situazione, forse in Italia le famiglie omogenitoriali avrebbero già diritto di cittadinanza.
Christian Ballarin

Presidente del Maurice GLBTQ

Torino, 5/6/2013da Repubblica, 5/6/2013. di Vera Schiavazzi
UN PRIDE in versione riveduta e corretta, che evade dai recinti del centro e si “auto-contesta”, con uno spezzone critico all’interno del corteo. E’ il Family Pride, la manifestazione dell’orgoglio LGBT che sabato 8 giugno partirà da piazza Statuto diretta in piazza Castello alle 16. Il tema è, appunto, quello della famiglia: dopo un’edizione 2012 dedicata al diritto alle nozze, quest’anno l’elenco si è allungato e include adozioni, fecondazione assistita, genitorialità in genere. Ma è proprio questa identificazione con la coppia e la famiglia a far storcere il naso a una parte del movimento:
“Nella nostra storia abbiamo espresso anche altri contenuti affettivi, erotici e sentimentali che non si esauriscono nel matrimonio e nella coppia”, spiega Maurizio Nicolazzo, attivista di Maurice, tra i promotori della piattaforma ‘alternativa’ che si chiama ‘Famolo Pride’. Il clima della vigilia, tuttavia, non è guastato dalle polemiche. “Abbiamo scelto San Donato, quartiere bello, popolare e vissuto da persone di provenienze geografiche e culturali varie,
perché siamo da sempre interessati anche ad una contaminazione tra le culture, quella glbtq compresa, e a favorire l’avvicinamento, la partecipazione il confronto con le persone, meglio se ancora poco coinvolte dal Pride”, spiega Donata Prosio, coordinatrice del Torino Pride. Che aggiunge: “Ogni anno scegliamo di concentrarci su un tema, che diventa il focus della manifestazione. Quest’anno è il Family Pride, che pone al centro la valorizzazione
e il rispetto e la richiesta del riconoscimento dell’eguaglianza di diritti per le molteplici forme che le persone scelgono per scambiarsi amore, affetto, sessualità, condivisione, sostegno”. Una scelta che è piaciuta a molti, e che ha portato per esempio le donne del Pd a aderire all’iniziativa, e le circoscrizioni 4 e 1 (ieri a rappresentarle c’erano Claudio Cerrato e Malvina Brandajs) a impegnarsi per rendere possibile il corteo.
E c’è anche il patrocinio di Comune e Provincia. Dalle 20,30, seguirà una grande festa allo Sporting Dora in Corso Umbria 83, il ricavato andrà a finanziare il Pride (torinopride.it). E venerdì, all’ex birrificio Metzger (via San Donato 68) si inaugura la mostra fotografica “Le famiglie” a cura dell’associazione Istantanee Sociali e del Coordinamento Torino Pride GLBT, seguita da un dibattito con Chiara Saraceno, Carla Quaglino e Isabella Palici Di Suni. Saranno le associazioni che si occupano di famiglia e genitori GLBT, come l’Agedo, ad aprire la parata con i suoi 13 carri, mentre i “contestatori” saranno in fondo.
Da San Donato a piazza Castello: il Pride, la sfilata che celebra l’orgoglio lesbico, gay, bisessuale, transgender, si svolgerà sabato pomeriggio lungo corso San Martino, Porta Susa, le vie Cernaia, Pietro Micca fino in Piazza Castello. A seguire, la festa di autofinanziamento, allo Sporting Dora. E sarà un Family Pride, dedicato ai diritti delle famiglie, non importa come siano composte, aperto dal trenino delle associazioni Agedo, Rete Genitori Rainbow, Famiglie Arcobaleno. Dietro, i 18 carri delle associazioni, dei sindacati, dei locali. La manifestazione, presentata ieri da Donata Prosio, portavoce del Coordinamento Torino Pride lgbt, cambia il tradizionale percorso. «Partiremo da via San Donato angolo piazza Statuto per cercare in un quartiere abitato da tante culture la partecipazione della gente di solito meno coinvolta». Le circoscrizioni 4 e 1 hanno dato il patrocinio con Comune e Provincia.
Per simbolo una F (quella di ‘Famolo’) che ricorda graficamente il segno aritmetico per “diverso”: “Non tutto – insiste Nicolazzo – si risolve con i modelli della coppia o dei due genitori con il loro bambino. E’ questo l’obiettivo del movimento? E il rischio non è che chi non segue lo schema si ritrovi discriminato, un po’ come un tempo avveniva alle ragazze che non avevano le nozze come unico obiettivo?”. Il dibattito è aperto


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Violette Leduc – Il Mostro e Madame

Martedì scorso la schiettezza di Violette Leduc ha dominato la prima serata di MONSTER 2 – THEY’RE BACK!, la trilogia ideata e condotta da Margherita Giacobino per L’Altramartedì.

Conoscere e leggere vite e opere di donne irriducibili e tenaci, fedeli a se stesse e al proprio desiderio fa sempre bene alla salute, più che mai ora, che abbiamo così bisogno di antidoti alla desertificazione di idee e passioni.
Grazie a Violette e Margherita.

Prossima serata di MONSTER: martedì 12 marzo ore 21:15 al Circolo Maurice, con Anne Marie Schwarzenbach

Violette Leduc – Il Mostro e Madame
Violette Leduc è una grande disadattata, un’eccentrica esibizionista che non si stanca di sbandierare al mondo quel che la gente perbene nasconde, le magagne i desideri impossibili, la sessualità e la solitudine. E’ una donna allegra e tragica, che porta in sé ‘qualcosa di violento e diffidente’, e spesso corteggia la pazzia. Violette, il ‘mostro’ come lei stessa si definisce, si innamora solo di persone irraggiungibili, donne eterosessuali (tra cui l’adorata ‘Madame’, Simone de Beauvoir) e uomini omosessuali, e si ubriaca di amore, scrittura e desiderio insoddisfatto. Violette Leduc è una scrittrice autentica, che nell’atto dello scrivere trova il riscatto di quella grande imperfezione che è la vita. A lei dobbiamo alcune delle pagine più belle che siano mai state scritte sull’amore lesbico, e sull’amore tout court. (M.G.)

Violette Leduc

Violette Leduc sulla copertina della prima edizione italiana di La bastarda del 1965