Maurice lgbtq


2 commenti

Una storia di mixité: il Maurice.

Pubblichiamo la relazione di Antonio Soggia, storico, intervenuto alla presentazione della Breve storia del Circolo Maurice. O dell’opportunità della mixité.

La pubblicazione di una “Breve storia del Circolo Maurice”, nel numero monografico che Genesis – rivista della Società italiana delle storiche – ha dedicato a “culture della sessualità”, offre l’occasione per riflettere sull’esperienza più che ventennale di una realtà politica unica nel panorama del movimento GLBT italiano.

Il contributo di Roberta Padovano e Gigi Malaroda è importante non solo per l’oggetto di analisi e per la prestigiosa sede che lo ha accolto, ma anche per il rigoroso metodo di ricerca seguito: la ricchezza delle fonti documentali – che tra l’altro segnala il valore della presenza, all’interno del Maurice, di un Centro di documentazione – è positivamente integrata da dieci interviste orali di attiviste e attivisti del Circolo.

Eppure il compito che i due autori si sono assunti non era facile, sia per il notevole sforzo di sintesi imposto dalla rivista, sia soprattutto per le peculiarità della storia raccontata: una storia “in movimento”, in gran parte – si spera – ancora da scrivere, i cui protagonisti sono ancora attivamente impegnati nella vita politica del Circolo; una storia che, in definitiva, richiederà futuri ampliamenti e, forse, ripensamenti.

Nella mia breve relazione mi concentrerò sul concetto-base di “mixité” che, a partire dal titolo, innerva l’intero articolo e, più in generale, rappresenta il tratto caratterizzante della vicenda del Circolo Maurice. Lo farò a partire dalla definizione di mixité data nelle prime righe, come di uninsieme di pratiche ed elaborazioni teoriche basate sull’intreccio di diverse e autonome forme di soggettività che non si riconoscono nell’eterosessualità obbligatoria”. Più avanti si precisa che il suo significato è “la messa in discussione della logica dell’arroccamento identitario e la costruzione di una relazione politica tra le soggettività GLBTQ, capace di andare oltre la mera giustapposizione quantitativa”.

Spiegherò perché, a mio avviso, la mixité ha contribuito a definire il Maurice come uno spazio politico articolato in tre dimensioni, presenti in nuce fin dalla fondazione, ma che si sono sviluppate pienamente in momenti successivi. E quali sono le conseguenze di una simile articolazione.

La prima dimensione – prima in ordine di tempo e per importanza – fa del Maurice un luogo della visibilità di istanze identitarie come pratica politica. In particolare per le identità lesbica e trans, il Maurice ha rappresentato prima di tutto, come sottolinea l’articolo, “un luogo separato e protetto”, la sede per la ricerca di un “rafforzamento identitario”.

Da questo punto di vista, la mixité si rivela quindi una pratica della complessità e della diversità, non solo tra le soggettività presenti nel Circolo, ma anche al loro interno: emblematico è il caso dell’Altramartedì, che rappresenta uno “spazio di mixité intrinseca”, poiché integra, accanto alle lesbiche, le donne bisessuali e trans. D’altra parte, la mixité si afferma come pratica di relazione: le soggettività presenti nel Circolo interagiscono, nel rispetto dell’autonomia e della pari dignità di ciascuna.

La seconda dimensione è quella del Maurice come spazio di impegno comune, trasversale rispetto alle soggettività, per i diritti delle persone omosessuali e transessuali. Il “lavoro comune nella coesistenza delle differenze” porta, nel 1997, all’organizzazione del Gay Pride (allora si chiamava così), che rappresenta il “primo momento reale di mixité politica”. Seguiranno, nell’ambito del Coordinamento cittadino Gay Lesbiche e Trans, la campagna per il registro comunale delle convivenze e il confronto con l’amministrazione cittadina che porterà all’istituzione, nel 1999, del Servizio per il superamento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. Se da un lato lo sviluppo di questa seconda dimensione è in sé positivo e produce risultati concreti, dall’altro fa emergere presto una relazione complessa tra le singole istanze identitarie e il lavoro collettivo all’interno del Circolo, dato che la costruzione di una piattaforma comune impone un indebolimento identitario.

La terza dimensione dell’esperienza del Maurice è quella della pratica intersezionale: si può affermare che l’intersezionalità costituisce la frontiera più recente di quella pratica della complessità alla quale ho accennato sopra. Un momento essenziale, quasi fondativo, per questa sfera di attività è la partecipazione, nel 1998, alle proteste organizzate dalle femministe in occasione del Convegno nazionale del Movimento per la vita. Da allora la pratica intersezionale si è progressivamente allargata a questioni non direttamente connesse alle soggettività GLBT, in alleanza con altri movimenti sociali: ad esempio, la mobilitazione contro la guerra del Kosovo, nel 1999, e contro i Centri di permanenza temporanea per migranti (oggi Cie), a partire dal 2000.

Mi pare che la coesistenza delle tre dimensioni presentate sopra abbia una doppia valenza. Da un lato rappresenta una peculiarità e un elemento di forza per il Circolo, diventato negli anni, grazie alla sua natura poliedrica, una sorta di “terra di confine”, di “cerniera” tra le altre sigle del movimento GLBT e diversi movimenti radicali (marxisti, libertari, femministi e antirazzisti), con i quali è stato costruito un rapporto fecondo, più o meno intenso nei vari momenti (il grado di intensità è ben raffigurato dalla metafora della tela e della rete usata dagli autori); una relazione che, tra l’altro, è stata portata in dote al Comitato Torino Pride 2006, prima, e al Coordinamento Torino Pride, poi.

D’altra parte, la coesistenza di tre anime, e di tre forme dell’agire politico, rappresenta la fonte di un conflitto costitutivo, intrinseco, e di una dialettica inevitabile. E proprio in questa luce andrebbe osservato il dibattito che ha accompagnato la presentazione della piattaforma “Famolo Pride” in occasione del Torino Pride 2013.

Parlo di un conflitto costitutivo almeno per quattro ragioni. Prima di tutto, per la tensione sempre esistente tra uguaglianza e differenza, peraltro già conosciuta da altri movimenti di liberazione (si pensi al movimento delle donne, o a quello afroamericano negli Stati Uniti). In secondo luogo, perché la costruzione di una piattaforma comune sui diritti impone, sul piano della rivendicazione e soprattutto su quello della comunicazione, la definizione di una gerarchia di obiettivi, che porta con sé il rischio di ordinare gerarchicamente le soggettività e le istanze identitarie, e quindi di negare la relazione di pari dignità che rappresenta un presupposto della mixité e della prima dimensione. In terzo luogo, perché la pratica intersezionale implica la definizione di un’agenda molto ricca, che può comportare un effetto dispersivo, un movimento centrifugo in una pluralità di direzioni, potenzialmente in grado di ridurre l’efficacia dell’azione politica nelle prime due dimensioni presentate. Infine, perché il cammino è reso sempre più complesso, da un lato, dal moltiplicarsi delle istanze identitarie che rivendicano visibilità e riconoscimento (ben rappresentato dalle “nuove lettere” che sono state affiancate al nome del Circolo nel corso degli anni: B di bisessuali, T di trans, forse un giorno I di intersessuali), e dall’altro dall’affermarsi delle posizioni di chi rifiuta tout court la chiusura identitaria, vissuta come una prigione (la “lettera Q” di queer); le rivendicazioni normative, infatti, comportano necessariamente una politica identitaria.

Un conflitto, per quanto costitutivo e inevitabile, non è necessariamente distruttivo. Saperlo comprendere nella sua complessità non aiuta soltanto l’analisi storica, ma consente alla pratica politica di coglierne le potenzialità e di prevenirne, almeno in parte, i rischi. Solo così la mixité potrà continuare ad essere un’opportunità, a generare una dinamica di moltiplicazione e di trasformazione.

Antonio Soggia, Circolo Maurice, 27 giugno 2013

(http://www.societadellestoriche.it/index.php/it/genesis/indice-dei-numeri/369-2012-xi1-2-culture-della-sessualita)

Annunci


Lascia un commento

Lia Viola, Al di là del genere. Modellare i corpi nel Sud Africa urbano.

giovedì 20 giugno 2013
ore 20.30
Maurice glbtq
Via Stampatori, 10
Torino

presentazione del testo di Lia Viola
Al di là del genere. Modellare i corpi nel Sud Africa urbano
intervene l’autrice, modera Cristian Lo Iacono

lavoro vincitore del premio studi Maurice 2011

www.mauriceglbt.org/drupal/node/1347

Si tratta di un percorso di ricerca e di approfondimento tra gli esclusi del sistema dicotomico di genere. Transessuali ed intersessuati pongono in crisi la dicotomia in modi opposti e, per certi versi, complementari. In entrambi c’è la centralità del corpo, ma esso è rifiutato e desideroso di modifiche nel caso dei transessuali, e amato e bisognoso di protezione per gli intersessuati.

Il panorama che fa da sfondo a questo lavoro è quello del Sud Africa urbano, delle sue metropoli cosmopolite, del suo passato complesso e della sua voglia di riscatto. A meno di vent’anni dalla fine del governo apartheid il Sud Africa è uno dei pochissimi paesi del mondo che nella propria costituzione tuteli esplicitamente la popolazione LGBTI. Eppure la realtà sociale è molto complessa e l’omofobia è a livelli altissimi. Le donne lesbiche sono spesso vittime del così detto “stupro correttivo”, una pratica diffusa per cui un uomo eterosessuale si arroga il diritto di stuprare una donna così da insegnarle qual è la sua “vera” sessualità, il suo ruolo sociale. La violenza fisica e psicologica verso transessuali ed omosessuali è a livelli assolutamente drammatici e il complesso sistema legislativo di protezione dei diritti umani non riesce a divenire realtà sociale. In questo complesso contesto fatto sia di violenza a cielo aperto che di lotta per i diritti LGBTI, le vite dei transessuali e degli intersessuali divengono strumento di analisi della società, delle categorie di genere e del sistema bio-medico che patologizza la diversità perpetuando il sistema etero-normativo.

Il libro si alimenta delle prospettive teoriche e metodologiche proprie dell’antropologia culturale e dei gender studies e si propone di affrontare il viaggio intellettuale che, partendo dal Sud Africa, sappia tornare in Occidente a mettere in discussione le nostre certezze.

In equilibrio su un filo sottile i corpi ibridi sudafricani divengono specchio per osservare noi stessi.

Lia Viola è nata a Palermo nel 1985. Ha studiato antropologia culturale ed etnologia a Torino dove attualmente svolge un dottorato di ricerca con un progetto di tesi sull’omofobia in Kenya.


Lascia un commento

LA POLEMICA FANTASMA di Repubblica sul Family Pride

Apprendiamo oggi da Repubblica che il “movimento gay” torinese sarebbe diviso sul Pride….

Innanzitutto il “mondo gay torinese” è un po’ più complesso: è composto sì da gay, ma anche da lesbiche, bisessuali, transessuali e transgender. E forse proprio da questa complessità nasce il bisogno di guardare la realtà da differenti prospettive, senza che queste debbano entrare in contrasto.
Se avessimo aperto una rivista di fantascienza forse questa affermazione di Repubblica sarebbe stata giustificata, ma qui parliamo di cronaca, dell’esigenza di leggere fatti che rispecchino la realtà…e invece le notizie vengono manipolate al punto che associazioni, che durante l’anno lavorano fianco a fianco per la creazione del Pride, vengono messe in contrapposizione su questioni come il diritto al matrimonio o a costruire una famiglia.
A che scopo creare questo tipo di polemiche?
Infine dobbiamo smentire l’articolo anche sul posizionamento dei carri: lo spezzone Famolo Pride sarà in apertura subito dopo il carro del Coordinamento Torino Pride e il trenino delle famiglie, perché non si tratta di “contestatori” come scritto, ma di un arricchimento per la manifestazione, un punto di vista diverso e non alternativo. Succede anche questo all’interno del Pride, che idee diverse possano coesistere e portare a risultati eccellenti come sarà quello di sabato. Se la sinistra italiana avesse un millesimo di questo spirito forse non saremmo in questa situazione, forse in Italia le famiglie omogenitoriali avrebbero già diritto di cittadinanza.
Christian Ballarin

Presidente del Maurice GLBTQ

Torino, 5/6/2013da Repubblica, 5/6/2013. di Vera Schiavazzi
UN PRIDE in versione riveduta e corretta, che evade dai recinti del centro e si “auto-contesta”, con uno spezzone critico all’interno del corteo. E’ il Family Pride, la manifestazione dell’orgoglio LGBT che sabato 8 giugno partirà da piazza Statuto diretta in piazza Castello alle 16. Il tema è, appunto, quello della famiglia: dopo un’edizione 2012 dedicata al diritto alle nozze, quest’anno l’elenco si è allungato e include adozioni, fecondazione assistita, genitorialità in genere. Ma è proprio questa identificazione con la coppia e la famiglia a far storcere il naso a una parte del movimento:
“Nella nostra storia abbiamo espresso anche altri contenuti affettivi, erotici e sentimentali che non si esauriscono nel matrimonio e nella coppia”, spiega Maurizio Nicolazzo, attivista di Maurice, tra i promotori della piattaforma ‘alternativa’ che si chiama ‘Famolo Pride’. Il clima della vigilia, tuttavia, non è guastato dalle polemiche. “Abbiamo scelto San Donato, quartiere bello, popolare e vissuto da persone di provenienze geografiche e culturali varie,
perché siamo da sempre interessati anche ad una contaminazione tra le culture, quella glbtq compresa, e a favorire l’avvicinamento, la partecipazione il confronto con le persone, meglio se ancora poco coinvolte dal Pride”, spiega Donata Prosio, coordinatrice del Torino Pride. Che aggiunge: “Ogni anno scegliamo di concentrarci su un tema, che diventa il focus della manifestazione. Quest’anno è il Family Pride, che pone al centro la valorizzazione
e il rispetto e la richiesta del riconoscimento dell’eguaglianza di diritti per le molteplici forme che le persone scelgono per scambiarsi amore, affetto, sessualità, condivisione, sostegno”. Una scelta che è piaciuta a molti, e che ha portato per esempio le donne del Pd a aderire all’iniziativa, e le circoscrizioni 4 e 1 (ieri a rappresentarle c’erano Claudio Cerrato e Malvina Brandajs) a impegnarsi per rendere possibile il corteo.
E c’è anche il patrocinio di Comune e Provincia. Dalle 20,30, seguirà una grande festa allo Sporting Dora in Corso Umbria 83, il ricavato andrà a finanziare il Pride (torinopride.it). E venerdì, all’ex birrificio Metzger (via San Donato 68) si inaugura la mostra fotografica “Le famiglie” a cura dell’associazione Istantanee Sociali e del Coordinamento Torino Pride GLBT, seguita da un dibattito con Chiara Saraceno, Carla Quaglino e Isabella Palici Di Suni. Saranno le associazioni che si occupano di famiglia e genitori GLBT, come l’Agedo, ad aprire la parata con i suoi 13 carri, mentre i “contestatori” saranno in fondo.
Da San Donato a piazza Castello: il Pride, la sfilata che celebra l’orgoglio lesbico, gay, bisessuale, transgender, si svolgerà sabato pomeriggio lungo corso San Martino, Porta Susa, le vie Cernaia, Pietro Micca fino in Piazza Castello. A seguire, la festa di autofinanziamento, allo Sporting Dora. E sarà un Family Pride, dedicato ai diritti delle famiglie, non importa come siano composte, aperto dal trenino delle associazioni Agedo, Rete Genitori Rainbow, Famiglie Arcobaleno. Dietro, i 18 carri delle associazioni, dei sindacati, dei locali. La manifestazione, presentata ieri da Donata Prosio, portavoce del Coordinamento Torino Pride lgbt, cambia il tradizionale percorso. «Partiremo da via San Donato angolo piazza Statuto per cercare in un quartiere abitato da tante culture la partecipazione della gente di solito meno coinvolta». Le circoscrizioni 4 e 1 hanno dato il patrocinio con Comune e Provincia.
Per simbolo una F (quella di ‘Famolo’) che ricorda graficamente il segno aritmetico per “diverso”: “Non tutto – insiste Nicolazzo – si risolve con i modelli della coppia o dei due genitori con il loro bambino. E’ questo l’obiettivo del movimento? E il rischio non è che chi non segue lo schema si ritrovi discriminato, un po’ come un tempo avveniva alle ragazze che non avevano le nozze come unico obiettivo?”. Il dibattito è aperto


Lascia un commento

OUI! Egalitè!

Francia. Fine settimana a Parigi. Nelle piazze si manifesta intorno al matrimonio egualitario, i sì e i no schierati. Venerdì tocca alla Manif pour Tous, organizzatissimi con felpe e cappellini coordinati, con motivazioni chiare e portavoce tutto un programma, si oppongono strenuamente al Mariage pour tous. Quel pomeriggio piove, forse un segno…

Domenica invece un bel cielo azzurro premia le migliaia di persone in place de la Bastille,  decine di cartelli sventolati, discorsi, musica; la parola più rilanciata, Egalitè.

Due giorni dopo, il 23 marzo, il voto del Parlamento dice sì al matrimonio egualitario, con annessi e connessi. E si volta pagina. Sembra fantascienza questa dialettica,  tra piazze e palazzi, prese di posizioni chiare, leggi, voti. Visioni della vita differenti, valori differenti, chiaramente contrapposti, senza perversi infingimenti. Qualche foto e due micro video per farsi un po’ gli occhi.

IMG_5545

IMG_5547IMG_5542

IMG_5520

Quelli/e del No!

IMG_5377

IMG_5391IMG_5363


1 Commento

Francesco I e la movida del diavolo

Chi è il Papa argentino, cosa ha fatto prima di affacciarsi dalla finestra più potente della Città del Vaticano? per un’analisi documentata della figura e del contesto rimandiano al blog di Gennaro Carotenuto, sempre imprescindibile sui temi dell’America Latina (e non solo).

Procedendo la navigazione tra giornali, forum e blog argentini si registra un’impennata di orgoglio macho-nazionalista, prevedibile ma sempre più o meno nauseante. Una boccata salutare viene invece subito dalle voci delle associazioni femministe e gay lesbiche e trans, limpide sui temi che ci stanno a cuore, pronte a ricordarci chi è stato e cosa ha fatto Bergoglio sui temi dell’autodeterminazione delle donne e dei diritti civili delle persone gay lesbiche e trans. Certo non ci aspettavamo una fumata rosa da quel comignolo, ma i colori sono stati netti senza sfumature, nel segno della continuità rispetto alla omofobia,transfobia,misoginia.

Dall’eclissi di dio al piano del demonio
La Federación Argentina de Lesbianas, Gays, Bisexuales y Trans (FALGBT) ha espresso profondo rammarico per la nomina di Bergoglio,  che in veste di arcivescovo di Buenos Aires e presidente della Conferenza Episcopale argentina si è messo a capo di campagne contro la legge che ha riconosciuto il diritto al matrimonio egualitario (2010), da lui definita inganno del demonio, e la legge sull’identità di genere (2012), molto avanzata, che non patologizza in alcun modo la condizione trans. Mi pare una vergogna, ancor più esplicito Diego Trerotola, attivista della Comunidad Homosexual Argentina (CHA) che ricorda il Bergoglio scatenato che tuonava: “con l’approvazione del matrimonio egualitario in Argentina è in gioco la sopravvivenza della famiglia, madre, padre e figli.  La posta in gioco è la vita di tanti bambini discriminati in anticipo, perché privati della crescita umana che Dio ha voluto esser data da un padre e una madre. La posta in gioco è un rifiuto diretto della legge di Dio”.
Bergoglio ha anche militato contro il diritto all’accesso all’interruzione di gravidanza, in modo sicuro, legale e gratuito – cosa non ancora possibile in Argentina –
Maria Rachid, segretaria generale del Tavolo nazionale per l’uguaglianza di Buenos Aires ricorda che Bergoglio “si è battuto anche contro l’educazione sessuale nelle scuole, si è opposto alla distribuzione dei preservativi e degli anticoncezionali per evitare gravidanze indesiderate e per il diritto delle donne di decidere del proprio corpo”.
Guerra di Dio contro il piano del demonio, Bergoglio è avvezzo a usare immagini forti, anafore potenti. Si conferma quel abile comunicatore che ci è apparso tre minuti dopo l’habemus papam.
Chissà, dice con gaya ironia argentina Esteban Paulón della FALGBT, forse il fatto che Francesco ha vissuto per due anni in un paese con il matrimonio egualitario, e ha toccato con mano che nessuna delle catastrofi che aveva previsto si è realizzata, ma che anzi l’Argentina è un paese con più diritti e più pace potrà fargli cambiare idea… e spingerlo finalmente a cambiare le posizioni del Vaticano e a firmare, ad esempio, la proposta ONU per la depenalizzazione mondiale dell’omosessualità. Così, per iniziare!

Un Papa perdedor?
Ci piace concludere con le parole dell’attivista gay Diego Trerotola: “in tutti i modi mi pare un Papa perdente, che non ha inciso sulla politica argentina: abbiamo approvato la legge per il matrimonio egualitario e per l’identità di genere, non ha potuto imporre le sue idee ”. Che siano di speranza e augurio per tutt@ noi.

Alan & Chris


Lascia un commento

Sit in per Russia e Uganda

Presidio Russia Uganda

11 marzo, sit in sotto il municipio di Torino
Il Consiglio comunale si esprima, senza indugi e senza ambiguità, contro ogni forma di criminalizzazione delle persone omosessuali, a favore della libertà di espressione e di manifestazione in Russia e Uganda.

organizzato da:

Associazione radicale Certi Diritti
Associazione radicale Adelaide Aglietta
Coordinamento Torino Pride lgbt
Consulta torinese per la laicità delle Istituzioni
Arcigay Ottavio Mai di Torino
Agedo Torino
Maurice glbtq
Famiglie Arcobaleno Torino