Maurice lgbtq

La sentenza sulle adozioni per le coppie omosessuali e l’eco italica (O roma per toma)

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La sentenza del febbraio 2013 della  Corte europea dei diritti umani ha stabilito che nelle coppie omosessuali i partner devono avere il diritto all’adozione dei figli dei compagni, al pari delle coppie etero, in base al principio di non discriminazione. La sentenza nasce dal ricorso presentato da una coppia di donne austriache e rappresenta un passo storico. Vediamo l’eco italiana, confrontando i commenti di due giuristi, uno di parte vaticana, l’altro di area laica. Alberto Gambino, ordinario di Diritto privato intervistato dalla Radio Vaticana su quali riflessi può avere nell’ordinamento italiano la sentenza della corte di Strasburgo, risponde che per il momento non viè nessun riflesso perché l’ordinamento italiano non consente l’adozione alle coppie non sposate. Stuzzicata da quel “per il momento”, la domanda successiva si spinge a indagare sul futuro. Ecco la risposta: “Il futuro è piuttosto insidioso, perché se il parlamento italiano dovesse invece legiferare a favore di un riconoscimento delle unioni omosessuali (…) inevitabilmente si arriverà anche a un riconoscimento del diritto delle coppie omosessuali ad adottare. Quindi, è davvero insidioso il futuro perché potrebbe capitare che davanti a un’apertura del parlamento nel riconoscere diritti e doveri anche delle coppie non sposate e anche a quelle di tipo omosessuale, poi magari, anche senza volerlo, si arriverà per forza di sentenze giurisprudenziali a un’assimilazione, anche nei diritti, all’adozione,con la ripercussione, che ritengo davvero aberrante, di consentire che dei bambini vengano educati in un nucleo familiare con una doppia figura genitoriale dello stesso sesso”. Oltre alle spiegazioni giuridiche, Gambino rende intelleggibile la sua idea di società, di famiglia e di genitorialità. Senza peli sulla lingua dice qual è la sua visione, integralista e unicista, e quale è il suo incubo. E’cristallino.
Sullo stesso tema Gustavo Zagrebelsky su La Stampa plaude alla sentenza che offre la possibilità di mettere in chiaro alcuni principi di ordine generale, “che le stabili convivenze di fatto, etero oomosessuali, costituiscono una situazione di vita familiare che richiede di essere rispettata dalle leggi e dai giudici dello Stato”. Bene, così è. Poi repentino aggiunge “Ciò però non vuol dire che gliStati siano obbligati ad ammettere nella loro legislazione anche il matrimonio omosessuale”. Ma che cosa c’entra? Ma forse che la sentenza di Strasburgo lo nomina? Perché questo affanno di prendere le distanze dal matrimonio egualitario, affanno, ripeto, perché non c’è alcun nesso con quella sentenza. Cosa serve se non a offrire due argomenti in più al partito del non ora ma chissá quando, nel giorno del se e nel mese del ma.
I sostenitori del modello di famiglia cara alle gerarchie vaticane, riconoscono l’indifendibilità della loro posizione sul piano giuridico: che passi il matrimonio egualitario o le unioni di fatto, sanno che è solo questione di tempo e difendono la loro idea sul piano dei valori, puro e semplice e dunque li combattono a testa bassa, sempre e comunque, entrambi. Perché allora dall’altra parte (?) questo timore di difendere il diritto alla scelta delle persone, a sposarsi oppure no, cosi come il diritto a scegliere forme di tutela diverse dal matrimonio, le unioni civili, senza discriminazioni. Perché allora, non si indica dritti la luna, invece di mordicchiarsi il dito con azzeccagarbuglismi? La luna non è il matrimonio, ovviamente, ma un principio di uguaglianza, o se si preferisce un principio di realtà.
(sommessamente: e poi, quanto prima, finalmente, andiamo oltre che non se ne può più.)

http://it.radiovaticana.va/news/2013/02/19/strasburgo,_sentenza_su_adozione_ai_gay._il_giurista:_deriva_sociale_d/it1-666443http://www.lastampa.it/2013/02/20/cultura/opinioni/editoriali/coppie-di-fatto-i-paletti-dell-europa-wVXk0FU7Sub54JSfFc7cxN/pagina.html

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